A quanto pare, la “torta del Papa” sta rapidamente conquistando il Vaticano. Ci sono storie culinarie che nascono per puro affetto domestico e finiscono per conquistare le tavole più esclusive del mondo. È il percorso straordinario compiuto dalla torta di rose ideata dagli chef David Fiordigiglio e Simone Falsaperla. Questa creazione ha visto la luce durante il periodo di isolamento per la pandemia, quando i due professionisti si sono ritrovati in un appartamento romano alla ricerca del forno perfetto per sperimentare. L’obiettivo iniziale era reinterpretare un classico dei ricordi d’infanzia, tradizionalmente diffuso nel nord Italia tra Brescia, Mantova e Cremona.

Nuovi riscontri sulla torta del Papa che tanto piace in Vaticano in questo periodo
La svolta decisiva è avvenuta nel 2026, quando Fiordigiglio ha deciso di portare sei esemplari del dolce in Vaticano durante un’udienza con papa Leone XIV. Oltre alla confezione destinata al Pontefice, i lievitati sono stati offerti alla Segreteria di Stato e alla Guardia Svizzera. Quel gesto spontaneo ha generato una reazione immediata: un profondo apprezzamento formale e l’invito ufficiale a firmare il dessert per il gala del giuramento delle guardie vaticane ai Musei Vaticani, trasformando l’opera nel dolce simbolo delle ricorrenze d’alto profilo della Santa Sede.
Dal punto di vista tecnico, il prodotto si discosta nettamente dalla ricetta casalinga per abbracciare la complessità dei grandi lievitati. La struttura prende infatti spunto dall’impasto del pandoro artigianale, basato su un rigoroso processo a doppio impasto con lievito madre e tempi di maturazione estremamente prolungati. La prima fase prevede la lavorazione di farina forte con latte, zucchero e tuorli; la seconda integra gradualmente gli ingredienti secchi, il sale e infine abbondante burro di alta qualità fino a ottenere una massa elastica e brillante.
La firma aromatica è affidata a una combinazione esclusiva di tre differenti tipologie di vaniglia provenienti da Madagascar, Bourbon e Mauritius, con quest’ultima capace di mantenere una persistenza olfattiva straordinaria anche dopo il passaggio in forno. Prima di formare le tipiche ‘rose’ nello stampo, l’impasto viene laminato con una raffinata crema al burro e crema inglese.
Il risultato finale è una brioche contemporanea, incredibilmente soffice e leggera, che riesce a ribaltare le classiche dinamiche del fine pasto. La delicatezza della struttura e l’equilibrio degli aromi invogliano all’assaggio anche chi si dichiara già sazio, rendendo questa preparazione un punto d’incontro perfetto tra l’intimità della memoria familiare e il rigore della grande pasticceria d’autore. Vedremo quale sarà il destino della torta del Papa.