Cioccolato al latte, ecco quali sono le marche da cui stare alla larga

 
Daniele Pace
30 Novembre 2019
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Si avvicinano le festività natalizie e sapete alla perfezione che il cioccolato sarà l’alimento che campeggerà più spesso sulla vostra tavola? L’aspetto più importante a cui prestare la massima attenzione è certamente qualità. In commercio, infatti, ci sono ancora troppe marche che producono cioccolato al latte di bassa qualità. Nello specifico, si tratta di prodotti eccessivamente ricchi di oli minerali.

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Cioccolato al latte, occhio alla qualità

Amare il cioccolato al latte è qualcosa che tanti bambini e adulti condividono: una passione in comune che, però, deve non deve ingannare, dal momento che la qualità deve venire sempre al primo posto. Secondo un test che è stato svolto recentemente, pare che solamente due cioccolate su 25 si possono ritenere qualitativamente buone.

L’indagine è stata svolta da parte della rivista teutonica Okotest, che ha comparato la bellezza di 25 tavolette di cioccolato al latte, di cui alcune sono state vendute anche sul mercato italiano.

Tra i fattori che sono stati considerati nella scelta, quindi, troviamo non solamente la percentuale di oli minerali all’interno delle barrette, ma anche le condizioni lavorative di tutte quelle persone che lavorano presso le piantagioni di cacao. Così, la rivista ha fruttato l’aiuto di una serie di laboratori a cui sono state inviate le varie tavolette. L’obiettivo non era esclusivamente quello di andare alla ricerca di idrocarburi, ma pure quello di rinvenire tracce di nichel, cadmio, salmonella e acrillamide. Insomma, dallo studio l’intenzione era quella di comprendere se anche i produttori seguissero in modo scrupoloso quanto riportato sulle varie confezioni.

Ecco cosa hanno rivelato i risultati

Un test, però, che ha svelato una serie di inadempienze e di inesattezze veramente incredibili. Su oltre 25 tavolette di cioccolato al latte che sono state oggetto di analisi, infatti, solamente 2 hanno ottenuto un punteggio “buono”, mentre ben sette sono state definite carenti o insufficienti e tutto il resto sono di qualità mediocre.

Risultati che hanno effettivamente deluso, soprattutto per via dell’ancora eccessiva concentrazione di oli minerali, visto che già nel 2017 un test del genere, sempre effettuato dalla medesima rivista, aveva rivelato lo stesso problema, così come delle condizioni di lavoro impossibili da sostenere.

Oltre 4 tavolette sulle 25 oggetto di analisi, quindi, sono risultate oggetto di contaminazione con idrocarburi. Ad ogni modo, l’unica tavoletta che non aveva olio minerale, ha comunque deluso sotto l’aspetto organizzativo e lavorativo. Sì, dal momento che la trasparenza di quella specifica filiera di cacao è piuttosto bassa, dal momento che ben 22 produttori non hanno svelato tutta la loro catena di approvvigionamento della materia prima, ovvero del cacao. Se tutte le tavolette sono risultate prive di MOAH, solamente due produttori hanno rispettato le direttive in termini di MOSH.

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