Si parla con insistenza della torta per il divorzio spezzata in due, a proposito di una una nuova moda anche in Italia. Nato sotto i riflettori di Las Vegas e diffuso in maniera virale sui social network, il fenomeno del “divorce party” ha varcato l’Oceano Atlantico per radicarsi fortemente anche nella Capitale. Sulla scia di altre tendenze d’oltreoceano come i gender reveal, la festosa consacrazione della fine di un matrimonio si sta affermando come un vero e proprio rito di passaggio, ribattezzato da molti come la celebrazione della libertà riconquistata. Non si tratta di un banale atto di sfrontatezza, bensì dell’inizio solenne di un nuovo ed entusiasmante capitolo esistenziale.

Le indicazioni emerse finora sulla torta per il divorzio spezzata in due
L’origine di questa pratica risale al lontano 2003 grazie all’intuizione della pioniera americana Christine Gallagher, autrice di un celebre manuale dedicato all’organizzazione e al galateo di questi eventi particolari. Le sue direttive fondamentali, tra cui il divieto tassativo d’ingresso ai minori e il dovere morale di sostenere l’amica appena divorziata anche dopo lo spegnimento delle candeline, hanno fatto il giro del mondo, trovando oggi un’inedita e sofisticata reinterpretazione all’interno del tessuto sociale romano.
Nella città di Roma, infatti, l’estetica a stelle e strisce si trasforma in un business elegante e altamente redditizio. Secondo quanto evidenziato da addetti ai lavori ed esperti del settore come Laura Tucceri, mental coach e fondatrice dell’agenzia Noblesse Oblige, le celebrazioni post-matrimoniali rappresentano ormai circa il sette per cento delle festività legate all’universo nuziale. Non mancano clienti disposti a investire cifre considerevoli, talvolta comprese tra i trenta e i quarantamila euro, pur di allestire un ricevimento memorabile. Le ambientazioni predilette coincidono spesso con le sfarzose dimore storiche dell’Appia Antica o con esclusivi rooftop panoramici nel cuore del centro cittadino.
A promuovere maggiormente questo trend sono soprattutto le donne appartenenti alla fascia d’età compresa tra i cinquanta e i cinquantanove anni, un dato che trova un perfetto riscontro nelle statistiche demografiche comunali relative alle separazioni. La serata segue una liturgia precisa e studiata nei minimi dettagli. Si comincia con un raffinato calice di benvenuto per poi passare al momento cruciale: il rito dello sfilamento dell’anello, in cui la fede viene simbolicamente gettata, talvolta accompagnata dalla distruzione del certificato nuziale e da un discorso di rinascita.
La festa prosegue poi con una cena dinamica a buffet, open bar, un vivace sottofondo musicale e una torta scenografica caratterizzata da dettagli ironici, come la sposa in partenza con le valigie o l’emblematica scritta “game over“. Il rientro a tarda notte a bordo di una limousine chiude la celebrazione, segnando ufficialmente il punto di partenza per una nuova vita tutta da costruire, dopo la torta per il divorzio.