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Una torta speciale introdotta nel carcere genovese di Pontedecimo di recente

Alcuni dettagli sulla torta regalata al carcere genovese di Pontedecimo a settembre

Una controversia sollevata nel carcere genovese di Pontedecimo si è dissolta rapidamente, trasformandosi da potenziale caso di malagestione in una straordinaria storia di cooperazione e solidarietà sociale. Tutto ha avuto origine da una nota del sindacato Uil Fp, che criticava la direzione dell’istituto penitenziario per aver inviato un agente di polizia a ritirare una presunta “torta di compleanno” destinata a una delle ottantasette donne recluse nella struttura di via Coni Zugna.

carcere genovese di Pontedecimo
carcere genovese di Pontedecimo

Cosa sappiamo sulla torta regalata al carcere genovese di Pontedecimo

Tuttavia, la realtà dei fatti si è rivelata molto diversa da quanto prospettato, portando alla luce la profonda generosità di Francesco Crocco, noto maestro pasticcere e titolare della storica Pasticceria Poldo. Il dolce in questione, sufficiente per almeno trenta persone, non era legato a una festa privata, bensì a un omaggio realizzato in onore della Madonna della Guardia, il cui santuario domina la collina sovrastante la casa circondariale. Crocco ha voluto donarlo personalmente alle detenute, con le quali ha instaurato da tempo un solido legame formativo ed umano.

Attraverso una sinergia che vede coinvolti il Ministero della Giustizia e il Rotary, grazie all’iniziativa del presidente Guido Luigi Carbone, il maestro pasticcere organizza infatti regolari corsi professionali all’interno del carcere. Il percorso si articola in diciassette lezioni da tre ore ciascuna, pensate per insegnare l’arte della pasticceria a piccoli gruppi di recluse.

L’iniziativa ha riscosso un entusiasmo tale che una delle partecipanti si è distinta per talento e dedizione, spingendo Crocco ad assumerla direttamente nel proprio laboratorio, situato a meno di cinquecento metri dall’ingresso della struttura. Un inserimento lavorativo che sta fornendo risultati eccellenti e una concreta opportunità di reinserimento sociale. Svolgere queste lezioni ha avuto una grande partecipazione, con tantissime detenute che hanno mostrato entusiasmo e forza di volontà nel riuscire ad apprendere al meglio le varie tecniche dell’alta pasticceria.

Come visto c’è chi si è dimostrata più in gamba, riuscendo ad ottenere anche un nuovo lavoro. La decisione di donare la torta nasceva quindi dal semplice desiderio di offrire un momento di conforto a chi sta scontando una pena, privo della propria libertà. Di conseguenza, cade ogni accusa di prevaricazione nei confronti dell’agente inviato a ritirare il dolce: la direzione non ha imposto alcun servizio improprio.

Del resto, la Pasticceria Poldo ha sempre dimostrato grande attenzione anche verso il personale in divisa, donando regolarmente brioche e pasticcini invenduti, abitualmente ritirati dagli stessi agenti della penitenziaria. Quella che doveva essere una polemica sindacale ha così finito per illuminare un virtuoso modello di integrazione tra carcere e territorio.